la crisi ci unisce. Commercianti, artigiani, piccoli imprenditori del Nord, Centro e Sud. Insieme. Che bello. Se ti sentivi solo, se sentivi che la tua associazione di categoria era un pò lenta e assente, adesso hai l'opportunità di fare sentire la tua voce. Alcuni commercianti e artigiani si sono riuniti e hanno prodotto, insieme, una lista di quello che ci serve per non fallire o indebitarci.
Siamo sicuri che sia governo che enti locali gradiranno molto la nostra iniziativa anche perchè significa che stiamo affrontando la crisi con grande senso di responsabilità.
Ecco a voi............commercio e artigianato
COMMERCIO: Ultimatum al governo e agli enti locali per non fallire in massa
1) L’abolizione totale, immediato e retroattivo per tutto il 2008 dei cosiddetti “studi di settore”
2) La NON obbligatorietà di iscriversi e quindi pagare il diritto camerale alla camera di commercio territoriale. L’iscrizione alla C.C.I.A.A diverrà facoltativa e i commercianti, agricoltori, industriali ed artigiani che si iscriveranno di propria volontà riceveranno, ogni fine anno un resoconto delle entrate e uscite della suddetta camera di commercio nonché l’importo dei stipendi di dirigenti e consiglieri.
3) Dimezzamento (in linea con il calo di fatturati stimati -50%) di imposte ad enti locali. Si auspica anche per questo periodo di crisi una drastica riduzione dei stipendi principeschi e francamente vergognosi di dirigenti ed assessori di enti locali, questo per dimostrare concretamente la vicinanza con il popolo, non solo a parole.
4) Riduzione del 50% (sempre in linea con il calo dei fatturati stimato intorno al -50%) dei canoni d’affitto per esercizi commerciali, suolo pubblico ecc. Riduzione dell’importo in tasse versate da proprietari di fondi commerciali di basso reddito, questo per stimolare un mercato non più vitale.
5) Il divieto, sul territorio nazionale d’ora in poi di costruire ulteriori grandi centri commerciali. Vogliamo tornare ad essere Italiani.
6) La possibilità di assumere famigliari o dipendenti giovani o disoccupati con una semplice autodichiarazione, l’Inail obbligatorio, L’Inps facoltativo (finché dura la crisi) e NIENT’ALTRO.
7) Esprimiamo la ferma volontà di cercare di essere sempre in regola con i pagamenti dell’Inps, questo per salvaguardare i nostri anziani. Però, per chi, in questo periodo di crisi risulta moroso per mancanza di liquidità, esigiamo una revisione immediata della vergognosa pratica di aggiungere tasse di mora degno del peggior usuraio.
8) Vogliamo tornare ad essere Italiani. I nostri prodotti sono spesso invendibili perché i poveri produttori nostri, compresi gli artigiani sono così maltrattati e tassati da politici, enti locali, sindacati (che sembrano non amare il proprio paese) a tal punto che il Made in Italy è quasi morto.
Basta! Non vogliamo essere costretti a vendere solo prodotti extra Europei. Vogliamo ritrovare l’Amore per il sapere dei nostri Avi e il futuro dei nostri giovani. Rivogliamo il nostro paese.
9) Aderisco, in qualità di commerciante a “imprese che resistono”. Siamo un unico cuore pulsante, commercio, artigianato, agricoltura, pmi
Partita i.v.a ragione sociale, nome
Se tu, commerciante, condividi questo documento iscriviti a www.impresecheresistono.org L’iscrizione è veloce, semplice e gratuito. Contiamoci per contare di più
ULTIMATUM ARTIGIANI A GOVERNO E ENTI LOCALI
Ecco cosa vogliamo per evitare il fallimento in massa delle nostre attività
1) L’Abolizione immediata e retroattiva per tutto il 2008 dei cosiddetti
“Studi di Settore”
2) La NON obbligatorietà di iscriversi e quindi pagare il diritto camerale alla camera di commercio territoriale. L’iscrizione alla C.C.I.A.A diverrà facoltativa e i commercianti, agricoltori, industriali ed artigiani che si iscriveranno di propria volontà riceveranno, ogni fine anno un resoconto delle entrate e uscite della suddetta camera di commercio nonché l’importo dei stipendi di dirigenti e consiglieri
3) Dimezzamento (in linea con il calo di fatturati stimati -50%) di imposte ad enti locali. Si auspica anche per questo periodo di crisi una drastica riduzione dei stipendi principeschi e francamente vergognosi di dirigenti ed assessori di enti locali, questo per dimostrare concretamente la vicinanza con il popolo, non solo a parole.
4) Riduzione del 50% (sempre in linea con il calo dei fatturati stimato intorno al -50%) dei canoni d’affitto per esercizi artigianali, suolo pubblico ecc. Riduzione dell’importo in tasse versate da proprietari di fondi artigianali di basso reddito, questo per stimolare un mercato non più vitale.
5) Il divieto, sul territorio nazionale d’ora in poi di costruire ulteriori grandi centri commerciali. Vogliamo tornare ad essere Italiani.
6) La possibilità di assumere famigliari o dipendenti giovani o disoccupati con una semplice autodichiarazione, l’Inail obbligatorio, L’Inps facoltativo (finché dura la crisi) e NIENT’ALTRO.
7) Esprimiamo la ferma volontà di cercare di essere sempre in regola con i pagamenti dell’Inps, questo per salvaguardare i nostri anziani. Però, per chi, in questo periodo di crisi risulta moroso per mancanza di liquidità, esigiamo una revisione immediata della vergognosa pratica di aggiungere tasse di mora degno del peggior usuraio.
8) Il ripristino della “bottega” e della figura del “maestro artigiano” riconosciuto a livello locale e Nazionale. Questo per poter riprendere, e salvare, in extremis una tradizione millenaria che ci invidiano in tutto il mondo. Non vogliamo la cultura McDonalds o “usa e getta” che tanto danno ha arrecato al nostro popolo.
9) Le scuse in diretta t.v e radio a reti unificate a quei pochi artigiani rimasti stritolate dalle tasse, umiliati e derisi. La promessa da parte di importanti figure istituzionali di fare tutto
Ciò che è in loro potere per rimediare a questa situazione degradante (in diretta t.v, a reti unificate.
10) aderisco a “imprese che resistono” artigiani, commercianti, agricoltori, pmi…….un’
unico cuore pulsante che batte insieme
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Contiamoci per contare di più
Wednesday, September 9, 2009
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1 comment:
Paesi che ce la fanno
Dalla Finlandia una lezione per l'Italia
C'è la crisi, qui si investe. Come la Finlandia è diventata un caso di successo. Che dimostra il potente effetto anticiclico della spese per l'istruzione. Mentre da noi i tagli di Gelmini si abbattono su scuola, università e ricerca
di Elisabetta Segre, Francesco Vona
Da Sbilanciamoci.info
Vogliamo raccontare una storia, la vogliamo raccontare al ministro Gemini e tutti quelli che pensano che tagli e liberalizzazioni siano le uniche ricette buone per uscire da una crisi. Si tratta ovviamente di una storia a lieto fine che, come molte di quelle raccontate in questi ultimi tempi, ha inizio con la caduta del Muro di Berlino.
Siamo in Finlandia e il nostro cantastorie è l’ufficio nazionale di statistica.
Abbiamo detto che è appena caduto il Muro e con lui il più importante partner commerciale del paese baltico, l’Unione Sovietica. L’economia subisce una tremenda battuta d’arresto (Figura 1, PIL in milioni di euro, Finlandia 1985-2007, prezzi costanti 2007, fonte: Eurostat; e Figura 2, Tasso di disoccupazione, Finlandia 1988 – 2008, fonte: Eurostat). Il tasso di disoccupazione arriva a toccare il 17% della forza lavoro (Fonte Eurostat) e il prodotto interno crolla di quasi 40 punti percentuali tra il ‘90 e il ‘93. L’economia è fortemente centralizzata e la forza lavoro è fortemente protetta e sindacalizzata.
Facciamo ora un salto in avanti di 10 anni e senza cambiare coordinate geografiche ci troviamo in uno dei paesi più competitivi del mondo (Global Economic Forum – Global Competitiveness Report), in cui si è riusciti a coniugare una crescita media del PIL di oltre il 3.5% annuo tra il 1997 e il 2007 (Eurostat) ad una forte attenzione agli impatti ambientali che una crescita così sostenuta può comportare: l’Environmental Performance index elaborato dall’Università di Yale posiziona la Finlandia al 4° posto.
Cosa è successo in questi 10 anni? Probabilmente i politici finlandesi hanno seguito le ricette dell’ortodossia neoliberista tanto in voga negli anni ’90 (esempio su tutti l’OECD Job Studies del 1994): liberalizzazione del mercato del lavoro, decentramento della contrattazione, generalizzato taglio della spesa pubblica in particolare quella destinata alla protezione sociale (così pericolosa per la produttività perché rende tutti i lavoratori terribilmente pigri). Per niente. I policy makers finlandesi hanno deciso di andare controcorrente: hanno preferito adottare una ben focalizzata politica industriale aumentando gli investimenti in R&S (Figura 3, Investimento pubblico in R&S in percentuale del PIL, Finlandia 1985-2007, fonte: Eurostat) e in formazione, specialmente a livello universitario,.....................
Questa storia palesa il potente effetto anticiclico della spesa per istruzione. i
TAGS finlandia istruzione gelmini
21/11/2009 16:12
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